

“Mancano i componenti e molte filiere sono ferme”. Ecco che l’allarme lanciato in primavera 2021 sul mancato approvvigionamento di materie prime, soprattutto dai paesi del Sud Est Asiatico, sta portando a carenze sul mercato attuale.
Dopo un anno di “ferma” causato dalla pandemia, la ripartenza è rallentata dalla mancanza di materie prime, di componenti e di prodotti finiti.
In un momento in cui l’edilizia è ripartita alla grande, grazie anche se non soprattutto ai bonus legati a ristrutturazioni e risparmio energetico, la carenza di materiali è diventato un problema che quotidianamente affligge le aziende produttrici che devono fornire il prodotto finito ai propri clienti.
I ritardi nelle consegne, arrivate anche a 270 giorni dall’ordine, hanno fatto si che molti cantieri si siano fermati o che comunque non procedono al ritmo concordato.
Anche per questo motivo il Governo Draghi ha prorogato gli ecobonus, in modo che tutti coloro che volessero accedere a tali bonus o che comunque avessero già cominciato il processo che li porterà a una ristrutturazione e ad un risparmio energetico, possa portare a termine i lavori.
Un aumento dei prezzi importante ha anche fatto impennare i prezzi e i preventivi. Si va infatti da un +60% per i materiali ferrosi, al 40/50% su alluminio e acciaio, fino ad aumenti più contenuti per altri materiali, che hanno subito una crescita minore ma ben al di sopra di una normale inflazione, segnando rialzi tra il 10 ed il 20%.
Insomma, aumento dei prezzi alla filiera, consegne tardive, aumento di preventivi già firmati.
Una vera e propria “tempesta” che sta mettendo in seria difficoltà tutto il comparto.
Anche altri materiali, comunque collegati all’edilizia, hanno subito notevoli aumenti, come ad esempio la ceramica (+11%) e il legno (tra il 30 ed il 40%).
Insomma, dopo 1 anno molto difficile, questo rincaro sta portando a una contrazione della redditività e allo stesso tempo ad un aumento dei prezzi, che si ripercuote sul cliente finale, costretto ad un esborso notevolmente maggiore, a parità di prodotto richiesto.
Da parte della Aziende impegnate, la gestione degli aumenti ha “tamponato” il costo finale, grazie anche a magazzini e ad approvvigionamenti precedenti.
Va da sè che i nuovi arrivi di materie prime non più disponibili come scorte di magazzino, e quindi l’emissione di nuovi listini e di nuovi preventivi subirà un aumento importante.
Pare però raggiunto il culmine della curva degli aumenti, dovuto anche alla corsa agli accaparramenti post covid.
Insomma, nel medio periodo l’aumento medio stimato sarà nell’ordine del 20-30%, per poi trovare una propria stabilizzazione, si verso l’alto rispetto agli ultimi anni, ma non più destinata ad avere scossoni importanti.
In una situazione simile si nota ancora di più come la continua produzione non può far altro che a portare conseguenze sulla crescita dei prodotti.
Il noleggio e la condivisione di mezzi e degli automezzi, ancora così poco sfruttata nel Bel Paese e che noi tanto sosteniamo e portiamo avanti da decenni, potrebbe aiutare a contenere costi, oltre che a sfruttamento di materie prime, destinate all’esaurimento.